La ?febbre? Sat, a Milano, di A. Foletto

L'Adige - 24/08/2007


La ?febbre? Sat, a Milano. Dodici ragazzi, una divorante passione: il coro trentino. Oggi a Rimini il Cet presenta un cd e tiene un concerto
di ANGELO FOLETTO
La musica ? un modo di essere. Per questo a volte azzera le distanze, svelando insospettate complicit? culturali e generazionali. Lo sanno i coristi della Sat che in ottant'anni di presenza esecutiva internazionale hanno saputo ?parlare? e farsi intendere dal pubblico pi? diverso. L'esperienza ? condivisa con chi ha in sorte di esprimersi attraverso la musica.
Bach e Debussy non sono tedeschi o europei ma autori-portatori di un linguaggio dei suoni spontaneamente universale e interculturale: lo diedero per scontato i musicisti che portarono Mozart in Cina negli anni ?60, quando il paese era ?chiuso? anzi vietato a tutto ci? che la rivoluzione culturale maoista aveva bollato come occidental-imperialista e messo al bando. Le prime tourn?e (il violinista Isaac Stern col pianista David Golub, ad esempio) dimostrarono che poco valevano le catalogazioni linguistiche e culturali. Mozart non era pi? ?nostro? che cinese, soltanto perch? avevamo un continente in comune. L'esito della provocazione oggi si legge con i numeri del mercato di strumenti e di interpreti ?classici? provenienti da tutte le provincie dell'immenso paese. Archiviata l'era della ?scoperta?, s'? messa in moto l'emulazione.
In piccolo, ma con un'onda che non accenna a calare, ? il fenomeno legato al Coro della Sat. Basti pensare ai numerosi gruppi nati sul suo esempio: cercando di imitare la bravura e di impiantare nei diversi territori regionali quella voglia di aggregazione sociale e di conoscenza delle radici (non solo musicali).
A volte l'effetto-Sat va oltre. E delle sue esecuzioni ? ammirata, e conservata, non solo l'immagine pi? immediata: repertorio, bellezza dei canti, poesia antica. Qualche anno fa i ragazzi di un disadorno hangar della periferia universitaria-milanese, dopo essersi spellati le mani per applaudire il repertorio satino, si sono progressivamente (spiritualmente?) avvicinati a quel mondo e quel modo di vivere la passione per il canto. E hanno voluto saperne di pi?. Dei canti e delle persone. Delle armonizzazioni e del perch? il ?bocca chiusa? di Belle rose continui a provocare i brividi. Delle ragioni pi? intime della storia rappresentata - a volta, celebrata - nelle antiche cante: testimoniate da ottant'anni di canto insieme e dalle migliaia di appassionati-tifosi allevati, e gratificati, dal 1926 a oggi.
Detto e fatto: come succede ai giovani dentro, con la voglia di capire provandosi, l'ennesimo coro in debito con la Sat ? nato tra ventenni, in citt?. Senza iattanza ma con amore, vivendo l'esperienza prima d'istinto - come coristi d'altra formazione ?chiamati? dalla letteratura satina - poi secondo la prassi iniziatica regolamentare seguita dagli aspiranti a vestire la leggendaria casacca di pelle di camoscio. Facendo la spola settimanale Milano-Trento per non perdere le ?prove?, cio? il lavoro di appropriazione e di affinamento dello stile e del repertorio che il coro impone ai suoi allievi, e che l'attuale direttore Mauro Pedrotti ha trasformato in vera e propria accademia. Il nome ? Scuola, gli allievi tra qualche mese si esibiranno da soli, ma la loro aspirazione ? entrare nelle file dei veci del Coro Sat: preparati a proseguirne la lezione di stile e di complicit? musicale speciale (come accade per i nuovi archi immessi nei leggii dei Wiener Philharmoniker).
Tra gli allievi c'erano i fondatori del Coro Cet di Milano che di anni di attivit? ne ha solo sette, ma sta interpretando storia e attualit? della Sat in modo esemplare. E non scontato. Sono in dodici, cantano per cos? dire ?cameristicamente?: sia per effetto del numero (tre per reparto), sia per naturale freschezza delle voci (alcuni sono ancora universitari, altri freschi di laurea). Il Coro Cet canta senza compromessi sui canzonieri Sat: le consuete armonizzazioni di Pigarelli, Pedrotti, Michelangeli, Dionisi, Usuelli e via dicendo. E le pagine che ci sembrava di conoscere in ogni sfumatura, a volte suonano diversamente lievi a volte proprio nuove: pi? snelle o irrorate di poesia fresca, di un ?pensiero? giovane, dei nostri tempi. Ne viene fuori un ascolto via via sempre pi? avvincente - oggi al Meeting di Rimini presenterano il loro cd con 18 titoli satini, e la sera li canteranno: se potete, non perdeteli - e il senso d'una bella lezione. Anzi pi? d'una: quella saggia del Coro Sat, quella d'un repertorio che continua ad affascinare senza condizionamento regionali, quella di un impegno e di un modo di essere per-e-con la coralit? popolare che piace soprattutto ai giovani. Forse perch?, senza ostentazioni n? dogmatismi, ? un esempio di condivisione di bellezza e umanit? al quale riferirsi con amicizia e fiducia.

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